I lavoratori firmavano un vero e proprio contratto garantito dal faraone Oltre al salario avevano diritto ad abiti, sandali, unguenti e cure sanitarie
Provate ad andare in libreria a cercare un libro sull' antico Egitto.
Troverete scaffali pieni, ma difficilmente vi potrete fare un' idea
sensata di chi furono davvero e che cosa realizzarono gli antichi
abitanti della valle del Nilo. La maggior parte dei libri disponibili si
occupa infatti di misteri svelati, segreti indicibili, civiltà
superiori, allineamenti stellari e altro ciarpame simile. Insomma, c' è
tutto per chi ha deciso di non affaticare il cervello e affidarsi a chi
offre misteri e suggestioni a buon mercato. Non è un fenomeno dei nostri
giorni, anzi. Cominciarono greci e romani a cedere al fascino dell'
enigma nascosto tra divinità mezze umane e mezze animali, poi
incomprensibili geroglifici affascinarono maghi e alchimisti fin quando,
complice Napoleone, l' Egitto invase l' Europa insinuandosi tra gli
abiti delle signore alla moda, nel design dei mobili, nei gioielli alla
Cleopatra e nell' architettura cimiteriale. Tutto faraonico, ma sempre
più lontano dalla realtà. Infine, misteri alieni e luoghi comuni, hanno
consegnato l' Egitto a improbabili civiltà superiori venute da chissà
dove. Il vero antico Egitto è molto più chiaro, terrestre e «
contemporaneo » di quanto si immagini. Un esempio per tutti è dato dai
documenti trovati nel villaggio di Deir el Medineh, non lontano da Tebe,
dove vivevano operai specializzati e artigiani addetti alla necropoli
reale. Da questi documenti scopriamo una realtà decisamente moderna. Il
lavoro degli operai era regolamentato da un vero e proprio contratto
garantito dal faraone. I lavoratori erano organizzati in gruppi diretti
ciascuno da un capomastro che teneva un minuzioso rendiconto dell'
andamento dei lavori e della gestione del personale. Orario, quantità di
lavoro e compensi erano stabiliti con precisione. Il salario veniva
versato giornalmente sotto forma di viveri e, ogni dieci giorni, con
razioni di unguenti ( indispensabili per chi doveva lavorare sotto il
sole); vesti e sandali erano invece forniti periodicamente, secondo le
esigenze. La re tribuzione totale prevedeva comunque un saldo periodico
sotto forma di lingotti di rame, equivalente della moneta. Una squadra
di venti operai era affiancata da un guardiano, due manovali, due serve e
un pompiere; inoltre, come ha scritto lo storico Jaques Pirenne, « un
medico era addetto alla squadra a cui andava regolarmente a fare visita,
in virtù di leggi sull' igiene del lavoro il cui testo non ci è giunto
ma di cui sappiamo che riguardavano permessi di lavoro, precauzioni contro il caldo, mantenimento degli opifici, igiene del vestiario, alloggi, rifornimenti, ripartizione equa
del lavoro » . Era formalmente vietato il prolungamento dell' orario di
lavoro, il sequestro degli arnesi o la trattenuta dello stipendio. La
proprietà dell' abitazione da parte degli operai era favorita da
specifiche leggi e, da una certa epoca in poi, gli operai vennero
esentati dal pagamento delle tasse sulla casa. Motivi di assenza dal
lavoro ( che non pare prevedessero detrazioni sul salario) potevano
essere la malattia, il compleanno della madre, la lite con la moglie e
persino la malattia dell' asino con il quale l' operaio raggiungeva il
luogo di lavoro. Il capomastro registrava tutto, ma spettava poi alla
commissione composta dai rappresentanti dei lavoratori esaminare i
diversi casi e prendere eventuali provvedimenti. L' attività di questi
tribunali operai era comunque con trollata dagli scribi statali che
potevano denunciare al capo della polizia di zona eventuali irregolarità
riscontrate. L' operaio che riteneva di aver subito una condanna
ingiusta da parte dei suoi stessi colleghi giudici poteva appellarsi
agli scribi, al capo della polizia o direttamente al faraone. È noto il
caso di un' operaia tessile, licenziata per aver sbagliato un lavoro,
che si appellò al capo della polizia e venne reintegrata nel posto di
lavoro. Nonostante un' organizzazione così articolata e capillare, nel
villaggio di Deir el Medineh si verificarono a più riprese proteste e
scioperi causati soprattutto dall' inadeguatezza degli alloggi e dai
ritardi nel versamento degli alimenti stabiliti. In occasione di uno di
questi scioperi fu lo stesso faraone Ramses II ( XIII secolo a. C.) a
doversi rivolgere agli operai e per convincerli a sospendere l'
agitazione dovette accettare tutte le loro richieste: « Riempio per voi i
magazzini di ogni cosa, di pani, di carni, di dolciumi, per il vostro
sostentamento; di sandali, di vesti e unguenti abbondanti, in modo che
vi ungiate il capo ogni dieci giorni, che ogni anno possiate rivestirvi
[...]. Non vi sarà nessuno tra voi che si coricherà ( farà sciopero, ndr
) afflitto dal bisogno » . Davvero una civiltà superiore, ma
esattamente quella che conosciamo come civiltà dell' antico Egitto,
niente affatto aliena. STEREOTIPI Vita da schiavi Libri di scuola e
film storici sono riusciti a farci credere che l' antico Egitto fosse
popolato da turbe di schiavi costretti a costruir piramidi a suon di
frustate. Uno stereotipo che difficilmente potrà essere cancellato,
anche se gli egittologi lo hanno ampiamente messo in discussione. Con
questo non si vuol dire che nell' antico Egitto non ci fosse la
schiavitù ma, piuttosto, che non esistette quella forma di schiavitù che
prevede l' assenza totale di diritti legali di un individuo. Certamente
c' erano categorie di persone ( come prigionieri di guerra neri e
asiatici) che appartenevano ad altri e potevano essere ceduti in affitto
come mano d' opera, venduti e lasciati in eredità; ma anche affrancati,
cosa che a quanto sappiamo accadeva con una certa frequenza. Questi
schiavi potevano comunque disporre di proprietà personali, come
abitazioni, o vere e proprie aziende agricole, che potevano lasciare in
eredità ai loro figli. Spesso questi schiavi stranieri sposavano donne
egiziane e facevano carriera nell' amministrazione dello Stato. Per
quanto riguarda la realizzazione delle piramidi e di altre opere
pubbliche, gli egittologi ritengono che venissero impiegati ( a
pagamento) i contadini che durante i mesi della piena del Nilo si
trovavano senza lavoro.
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